Il mio carrello

Chiudi
Lucamaleonte

Lucamaleonte

Lucamaleonte nasce a Roma nel 1983 ed è nella capitale che si svolge la prima parte del suo percorso artistico. Laureato presso l’Istituto Centrale per il Restauro, approda poi alla Street Art nel 2001, divenendo da subito uno degli esponenti più apprezzati della scena romana e nazionale. La passione per i muri e la strada si fonde con una costante attenzione al dettaglio e ad alcuni interessi particolari, come le tecniche di stampa antiche, i bestiari medievali e la botanica. Proprio per questo stile unico e raffinato lo abbiamo voluto per il lancio di PPPattern, affidandogli la possibilità di visualizzare la categoria Flora&Fauna in un modo a lui congeniale.

 

PPP: Tu e la natura: un legame consolidato.
L: La scelta di rappresentare la natura è un’ opzione quasi scontata per me. Cerco di farlo seguendo sempre alcuni elementi che fanno parte della mia formazione: la ricerca sul classicismo, che è stata presente a partire dai miei studi, la vicinanza a elementi stilistici presenti nella mia città, come ad esempio i Palazzi del ‘700 e dell’800. Certamente poi mi sono divertito a esplorare questo linguaggio, travalicando la categoria del Naturalismo, come spesso faccio, in termini di segno e composizione.

PPP: I tuoi due pattern sono molto differenti tra loro.
L: Sì. Hanno avuto anche genesi differenti e la mia preferenza tra i due si è spostata dalla fase di ideazione a quella di realizzazione; in realtà non ho ancora deciso quale mi piaccia di più, vado a giorni.
“Bioclassico” nasce dal bisogno di riferimenti classici di cui ho parlato e dalla contemporanea necessità di superarli. Mi piace considerarne una doppia lettura: la prima, relativa all’analisi del singolo elemento, in cui ho provato grande soddisfazione nel rappresentare un airone, animale che ho inserito per la prima volta nelle mie opere. La seconda, che riguarda il passaggio a pattern: la moltiplicazione della unità base fa diventare il disegno tutt’altro, avvicinando a forme quasi geometriche.

PPP: E “Micromacro”?
L:  È più divertente, meno serioso e nasce da un’intuizione di carattere decorativo e descrittivo. Mi farebbe piacere che chiunque acquistasse i prodotti legati a questo pattern provasse la curiosità di andare a cercare i minimi particolari all’interno della texture, dagli insetti presenti ai fili d’erba.

PPP: Da esponente della cosiddetta Old School romana ad artista più eclettico: può essere corretta questa sintesi?
L:  In questo momento mi sto progressivamente liberando di molte convinzioni, professionali e artistiche, che facevano parte del mio modo di essere ed esprimermi, probabilmente legate a meccanismi personali di difesa.
In realtà da sempre ho cercato di contaminare la mia Street Art con altri temi, tecniche e anche superfici su cui esprimermi. Adesso mi sto dedicando persino a collaborazioni con brand; lavoro su oggetti e materiali in una prospettiva meno autoriale, lasciandomi guidare da altri, in primis per l’aspetto curatoriale. Sempre che ci siano fiducia e competenza, che per me sono presupposti.

PPP: Il 22 novembre 2018, a Milano, presso 7ettanta6ei Gallery, è prevista la presentazione della tua prossima mostra, “Materia Madre”. E noi avremo l’onore di essere presenti con i tuoi PPPatch.
L:  “Materia Madre” è costituita da una ventina di lavori, quasi tutti inediti. Il supporto con cui ho deciso di cimentarmi in questa occasione è il legno, sia nuovo che di recupero. Ho volutamente abbandonato temi più intimisti e personali ma sono presenti collegamenti con gli stencil, che hanno segnato la produzione nel passato e che sono parte del mio DNA.

PPP: Parliamo di scene, da quella romana a quelle più decentrate.
L:  Nutro da anni una perplessità e forse un disagio rispetto alla scena della mia città. Mi verrebbe da dire che la considero finita, soprattutto pensando alle dinamiche più recenti di make-up urbano. E’ probabile che io decida di non dipingere più sui muri romani. Rispetto invece ad altre realtà, guardo con molta attenzione e stima ciò che sta accadendo a Reggio Emilia e Modena, oltre che a Milano. L’esperienza delle “Ex Reggiane”, fabbriche abbandonate e in fase di riqualificazione mi piace perché è un’idea che è partita veramente dal basso. Di Modena apprezzo l’approccio curatoriale e meno banale rispetto agli standard nazionali. E infine Milano, che è tornata ad essere una regina in Europa. Ah, da citare anche Festiwall di Ragusa, tanto per cambiare latitudine.